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01 febbraio 2006 .   

«Tram, un inferno per i disabili»



Una nuova associazione contro le barriere architettoniche punta il dito sui problemi legati alla viabilità cittadina.

PADOVA. Salvagente, rotaie, accesso alle carrozze. Sono solo tre problemi che dovrà affrontare un disabile di tipo motorio qualora decida, o provi, a prendere il tram. «Nessuno ha mai affrontato il problema dal nostro punto di vista», sostiene Maria Pia Vezzaro, vicepresidente del Centro Prua (progettazione e ricerca per l'utenza ampliata), associazione neonata che si ripropone di estendere l'accessibilità della città a tutti, non solo persone con deficit motori patologici, ma anche anziani e mamme con carrozzine o incinte, che incontrano difficoltà quotidiane di tutti i tipi e non hanno nessuno che li sostenga nella loro causa».

«Si sente continuamente parlare di gente che cade sulle rotaie in bicicletta o in motorino, ma nessuno si domanda come faremo noi che di ruote da «governare» ne abbiamo quattro, o come faremo a raggiungere l'isola salvagente».

In città ci sono poco meno di 200 paraplegici, cui si aggiungono gli studenti universitari, ma anche anziani con problemi di deambulazione, spesso in carrozzina. «Il numero delle persone ridotte su una sedia a rotelle sta aumentando in maniera consistente - prosegue Maria Pia -. Questo soprattutto a causa degli incidenti stradali. Eppure, malgrado se ne parli da oltre 20 anni, la città è ancora disseminata di barriere architettoniche e inaccessibile per un disabile che non possa contare sull'aiuto costante di un'altra persona. Inoltre, non viene nemmeno presa in considerazione l'eventualità che uno di noi potrebbe preferire l'idea di spostarsi autonomamente, se solo ne avesse l'opportunità».

Per questo il centro Prua, i cui soci sono per lo più professionisti in carrozzella, intende proporre al Comune una convenzione che preveda il coinvolgimento dell'associazione nella progettazione delle nuove strutture in città: scuole, case, uffici e luoghi pubblici. L'obiettivo del Centro (www.centroprua.it) è di diventare un punto di riferimento per insegnanti, studenti, operatori socio-sanitari e le associazioni di volontariato. Allo stato attuale, la città è un proliferare di porte troppo strette e rampe eccessivamente ripide.

«I servizi esistenti in città sono scarsi e inefficienti e prevedono comunque che noi si debba sempre e comunque chiedere una mano a qualcun altro - prosegue la vicepresidente di Prua -. A questo punto, chiediamo che si cominci a costruire con cognizione di causa. E l'unico modo per farlo è chiedere aiuto da una persona che vive a 1 metro e 20 da terra e che sa bene quali sono i problemi di molte persone sfortunate».

(s.zan.) Il Mattino di Padova del 01-02-2006

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