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Sentenze



Una modesta compressione del diritto di cui all'art. 1102 e.e. deve ritenersi tollerabile quando sia giustificato dall'interesse altrui ad un più proficuo uso della cosa comune e non rechi in concreto alcun serio pregiudizio o grave sacrificio . (Fattispecie in tema di installazione di un ascensore comportante un limitato restringimento dello spazio di passaggio comune). Trib. Civ. Milano, 9 settembre 1991, in Arch. Loc . e cond. 1992, 138. L'impianto dell'ascensore costituisce uno degli interventi volti ad eliminare una barriera architettonica rendendo possibile ai soggetti in minorate condizioni fisiche che abitano l'immobile o che possono frequentarlo la vita di relazione interpersonale. Trib. Civ. Firenze 19 maggio 1992 , n. 849, in Arch. loc. e cond. 1992, 814. Posto che l'uso della cosa comune a spese del singolo condomino, anche quando comporti innovazione, non necessita di previa delibera assembleare di approvazione, a patto che non sia alterata la destinazione della cosa e non ne sia impedito l'uso agli altri condomini, va accolta la richiesta di provvedimento d'urgenza avanzata da chi, affetto da incapacità deambulatoria, lamenti il rifiuto opposto all'installazione di un ascensore nella tromba delle scale condominiali. Pret. Civ. Milano, 19 maggio 1987, in Foro it. 1987


Al portatore di handicap non comporta alcuna azione di condanna ad un "facere", nei confronti del condominio ove è situata la sua abitazione, avente ad oggetto l'attuazione delle opere dirette ad eliminare le barriere architettoniche dello stabile, bensì un'azione di accertamento del proprio diritto ad eseguire a proprie spese le opere necessarie all'abbattimento delle predette barriere (costituite nel caso di specie, dalle scale, che si proponeva di superare attraverso l'installazione di un ascensore). La normativa concernente I'abbattimento delle barriere architettoniche è applicabile non solo relativamente a quei soggetti che presentino difficoltà di deambulazione, ma anche a coloro quali le persone anziane che pur non essendo affetti da menomazioni motorie, si trovino comunque in minorate condizioni fisiche. Pret. Roma, 15 maggio 1996, Arch. loc ., 1996, L'art. 2 I. 9 gennaio 1989 n. 13, recante norme per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati, che prevede la possibilità per l'assemblea condominiale di approvare le innovazioni preordinate a tale scopo con le maggioranze indicate nell'art. 1136 comma 2 e 3 e.e. in deroga all'art. 1120 comma 1, che richiama l'art. 1136 comma 5, e quindi, le più ampie maggioranze ivi contemplate, dispone tuttavia che resta fermo il disposto dell'art. 1120 comma 2, il quale vieta le innovazioni che rendano talune parti comuni dell'edificio inservibili all'uso e al godimento anche di un solo condomino, comportandone una sensibile menomazione dell'utilità secondo l'originaria costituzione della comunione. Ne deriva che a maggior ragione sono nulle le delibere che ancorchè adottate a maggioranza al fine indicato siano lesive dei diritti di altro condomino sulla porzione di sua proprietà esclusiva, indipendentemente da qualsiasi considerazione di eventuali utilità compensative (nella specie, la Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito i quali avevano dichiarato la nullità della deliberazione adottata a maggioranza in base all'art. 2 legge n. 13 del 1989 cit., di installazione di un ascensore volto a favorire le esigenze di un condomino portatore di handicap, che comportava peraltro un sensibile deprezzamento dell'unità immobiliare di altro condomino sito a piano terra). Cass civ ., sez. II, 25 giugno 1994, n. 610


II condomino portatore di handicap ha diritto di installare a proprie spese un ascensore nella gabbia scale dell'edificio condominiale, utilizzando in tal caso, ai sensi dell'art. 1120 e.e ., la cosa comune senza alterarne la destinazione ed impedire agli altri condomini di farne parimenti uso secondo il loro diritto, dovendosi peraltro contemperare l'eventuale sacrificio degli altri condomini (derivante dall'occupazione del Pangolo morto" dell'androne per l'installazione della piattaforma dell'ascensore e dell'utilizzazione della tromba d'aria per il suo scorrimento verticale) con l'interesse, di natura prioritaria dell'handicappato ad una vita sociale e di relazione agevolata, nello spirito della legislazione vigente in materia di superamento ed eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati e secondo il criterio dell'equo contemperamento dei contrapposti interessi. Trib. Foggia, 29 giugno 1991, Giust. e iv., 1991, I, 30


Ai fini dell'applicabilità delle agevolazioni consentite alla eliminazione delle barriere architettoniche ex L. n. 13/1989, non è necessaria la presenza nell'edificio interessato di handicappati che vi abitino , posto che la ratio degli interventi della legge del 1971 era proprio quella di consentire la "visitabilità" degli edifici medesimi da parte di tutti coloro che hanno occasione di accedervi e che i portatori di handicap possono avere relazioni con l'immobile anche di natura diversa dalla proprietà (ad esempio in forza di un rapporto di locazione). Trib. Civ. Milano, sez. Vili, 26 aprile 1993, n. 4466, in Arch. Loc . e cond. 1994, 130. L'art. 2 della Legge n. 13/1989 è applicabile anche riguardo alle necessità di un invalido civile e non solo di un portatore di handicap. Trib. civ. Firenze, 19 maggio 1992, n. 849, in Arch. Loc . e cond. 1992, 814. Una modesta compressione del diritto di cui all'art. 1102 e.e. deve ritenersi tollerabile quando sia giustificato dall'interesse altrui ad un più proficuo uso della cosa comune e non rechi in concreto alcun serio pregiudizio o grave sacrificio . (Fattispecie in tema di installazione di un ascensore comportante un limitato restringimento dello spazio di passaggio comune). Trib. Civ. Milano, 9 settembre 1991, in Arch. Loc . e cond. 1992, 138. L'impianto dell'ascensore costituisce uno degli interventi volti ad eliminare una barriera architettonica rendendo possibile ai soggetti in minorate condizioni fisiche che abitano l'immobile o che possono frequentarlo la vita di relazione interpersonale. Trib. Civ. Firenze 19 maggio 1992 , n. 849, in Arch. loc. e cond. 1992, 814. Posto che l'uso della cosa comune a spese del singolo condomino, anche quando comporti innovazione, non necessita di previa delibera assembleare di approvazione, a patto che non sia alterata la destinazione della cosa e non ne sia impedito l'uso agli altri condomini, va accolta la richiesta di provvedimento d'urgenza avanzata da chi, affetto da incapacità deambulatoria, lamenti il rifiuto opposto all'installazione di un ascensore nella tromba delle scale condominiali. Pret. Civ. Milano, 19 maggio 1987, in Foro it. 1987 . I provvedimenti di urgenza previsti dall'art.700 c.p.c. non possono essere applicati al fine di eliminare le barriere architettoniche in un ufficio privato, se il condomino disabile che li richiede non risiede nel comune in cui si trova l'immobile. Trib. Civ. Savona, ord. 26 maggio 1994 in Arch. loc. e cond. 1995,668. Va accolta la richiesta di provvedimenti di urgenza diretti a consentire al portatore di handicap, stante il rifiuto o il ritardo nell'assunzione della prevista delibera condominiale, l'esecuzione a proprie spese delle opere necessarie per l'eliminazione delle barriere architettoniche che ne impediscono l'accesso all'abitazione. Pret. e iv. Roma, ord. 21 luglio 1989, in Foro it. 1991, I , 1614. Per Milano: Avv. Umberto Buttafava, Avv. Michele Consalvo, Avv. Fausto Dell'Orto, Avv. Giorgio Maccotta , Avv. Giorgio Marzocchi, Avv. Stefano Monguzzi, Avv. Liliana Mussi, Avv. Paolo Risotti Avv. Roberto Tasserà , Avv. Paolo Torraco Non può essere condivisa la tesi secondo cui la realizzazione dell'impianto comporterebbe inevitabilmente una violazione del diritto all'uso della cosa comune (comportando una riduzione del piano di calpestio dei pianerottoli e rendendo, in particolare, insufficiente ad uno dei condomini lo spazio comune di accesso al suo appartamento) spettante a tutti i condomini. La norma vigente, finalizzata a garantire l'accessibilità degli edifici e ad eliminare le barriere architettoniche, consente deroghe alle dimensioni minime dell'ascensore allorchè si tratti di immobili esistenti e di vecchia costruzione (cfr. art. 75 del D.M.14 giugno 1989, n. 236 e l'art. 20 della legge Regione Lombardia 20 febbraio 1989, n. 6). In ogni caso la fattibilità dell'impianto, sotto il profilo dell'osservanza delle prescrizioni tecniche, è irrilevante nella valutazione della legittimità della delibera, che riguarda soltanto l'installazione di un ascensore non meglio precisato che dovrà essere, in ogni caso, tale da non precludere l'uso normale dei pianerottoli e da non privare la scala della luce proveniente dal lucernario. Appello Milano, 23 luglio 1996, n. 2214, Immobili e Proprietà n. 1/1997.


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